Abbiamo davvero bisogno delle emozioni al lavoro

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Non abbiamo più bisogno delle emozioni.

Ci sono le macchine che ci sostituiscono, che fanno le cose che prima erano demandate a noi, lavorazioni, calcoli, monitoraggi, feedback, persino il caffè. Sono più veloci e le fanno meglio.

Non abbiamo più bisogno delle emozioni al lavoro.

Abbiamo processi definiti che ci guidano e procedure che indicano i comportamenti da tenere e le azioni da compiere per eseguire un certo compito.

Se c’è tutto questo a cosa servono le emozioni?

Stiamo andando verso una società basata sulla convinzione che la mente umana faccia due cose: elaborare obiettivi e trovare azioni, identificare problemi e trovare soluzioni. Tutto il resto, le “complicazioni emotive” non servono anzi ostacolano questi processi che sono semplici. A maggior ragione adesso che abbiamo le “macchine”.

Nei contesti lavorativi, spesso, si tende a credere che professionalità e affidabilità sia sinonimo di razionalità, e l’emotività sia sinonimo di inaffidabilità, debolezza e scarsa professionalità.

Apprezziamo il manager distaccato che è orientato agli obiettivi sacrificando le persone e volte anche se stesso, lungo la strada. Apprezziamo coloro che lavorano a testa bassa dalle 9 alle 18 senza mai alzare lo sguardo o prendere un caffè con i colleghi. Elogiamo le persone che investono tutte le proprie energie psicofisiche nel lavoro senza prendersi cura del proprio benessere.

Ma è veramente così?

Veramente le emozioni non servono al lavoro?

Veramente le emozioni ostacolano i nostri obiettivi?

Veramente le emozioni sono la causa del nostro malessere?

Una parte così importante di noi stessi e della nostra personalità non può essere messa da parte, nemmeno nel contesto lavorativo. Le emozioni non sono nate per ostacolarci, piuttosto non siamo preparati o formati per gestire una risorsa così importante per noi.

La chiave per farlo è sviluppare la nostra intelligenza emotiva.

L’intelligenza emotiva ci permette di unire tutte le nostre potenzialità, unire razionalità ed emozioni per orientare le nostre risorse verso obiettivi importanti e sostenibili per noi nel medio e lungo termine. Obiettivi che siano gratificanti e sostenibili allo stesso tempo, per noi e per le persone che fanno parte del nostro universo. Allenare l’intelligenza emotiva vuol dire comprendere cosa conta per noi, definire obiettivi nobili e progettare azioni virtuose che ci permettano di impiegare il nostro potenziale.

Le persone emotivamente intelligenti sono in contatto con le proprie emozioni e le utilizzano per migliorare ogni giorno se stessi e l’ambiente circostante.

La grande notorietà e la diffusione mondiale del costrutto dell’intelligenza emotiva la dobbiamo a Goleman, che propone una propria definizione di intelligenza emotiva come:” capacità di  motivare se stessi e resistere di fronte alle frustrazioni; controllare impulsi…regolare i propri stati d’animo ed impedire che l’angoscia infici la capacità di pensare, enfatizzare e sperare” (Goleman, 1995). Ne ripropone poi una sua successiva e più matura definendola come: “la capacità di riconoscere i nostri sentimenti e quelli degli altri, per motivarci e per gestire al meglio le emozioni in noi stessi e nelle nostre relazioni” (Goleman, 1998).

Intelligenza emotiva e competenze emotive al lavoro

Ma un conto è sapere cos’è in teoria l’intelligenza emotiva e un conto è metterla in pratica.

L’ulteriore contributo fornito dallo psicologo americano è stato quello di aver successivamente introdotto il concetto di competenza emotiva. Lui distingue l’intelligenza emotiva, in quanto potenziale individuale, dalla competenza emotiva presentata, invece, come una competenza acquisita, sulla base dell’intelligenza emotiva stessa, che traduce in concreto le capacità dell’individuo di apprendere e padroneggiare le proprie abilità applicando questo tipo di intelligenza a situazioni specifiche (Goleman, 1998).

Ecco che l’intelligenza emotiva può essere intesa come un set di competenze adoperate per migliorare attività cognitive ed allo stesso tempo come capacità di risolvere problemi tramite l’uso delle proprie conoscenze, contraddistinta da un set di quattro differenti abilità (Mayer et al., 1993):

  • promuovere il pensiero e ragionamenti tramite l’utilizzo delle emozioni;
  • regolare e gestire emozioni;
  • comprendere le emozioni e conoscenza emotiva;
  • comprendere, valutare ed esprimere emozioni

Fatta questa premessa è facile comprendere come l’intelligenza emotiva sia cruciale anche nei contesti lavorativi, per ciascuno di noi.

L’intelligenza emotiva al lavoro può essere presentata come la capacità individuale di rilevare ed elaborare informazioni ed emozioni e si compone di cinque dimensioni (Robbins & Judge, 2007):

  • autoconsapevolezza – capacità di riconoscere ed interpretare le proprie percezioni ed emozioni;
  • autocontrollo – capacità di controllare le proprie emozioni impattando positivamente sullo svolgimento di azioni e compiti;
  • motivazione – capacità di utilizzare il desiderio di sapersi muovere e dirigere verso un obiettivo definito;
  • empatia – capacità di riconoscere sentimenti ed emozioni altrui, comprendendone le prospettive;
  • abilità sociali – capacità di rispondere opportunamente alle emozioni nell’interazione con gli altri per comprendere adeguatamente situazione e network sociale, interagendo o lavorando insieme senza problemi.

Secondo questa prospettiva l’intelligenza emotiva è di estremo beneficio per ciascuno di noi, facilitando l’instaurarsi (ed il mantenimento) di una relazione adulta e costruttiva nei contesti lavorativi; in tal senso, emergono così chiaramente due distinte componenti tramite cui l’intelligenza emotiva si manifesta:

  • competenze personali – autoconsapevolezza e capacità di autogestirsi;
  • competenze sociali – consapevolezza sociale e capacità di relazionarsi con gli altri.

L’intelligenza emotiva si contraddistingue pertanto per essere un fattore di facilitazione delle relazioni, supportandoci in interazioni con gli altri che siano utili, funzionali, di reciproco beneficio ed apprezzamento in quanto essa stessa amplifica l’apprezzamento degli altri grazie alla capacità di comprendere cosa provano, di “sentire” quello che sentono, di sospendere il giudizio, di utilizzare le emozioni per valutare le conseguenze delle scelte per sé e per gli altri.

Le persone che allenano le proprie competenze emotive hanno una percezione positiva delle proprie risorse (siano esse interne od esterne) su cui fare affidamento, generando una maggiore capacità di agire che rafforza il senso di autoefficacia. Allo stesso tempo questa maggiore centratura porta ad una maggiore apertura agli altri, maggiore comprensione di quello che provano, una comunicazione intenzionale e attenta, delle relazioni basate sulla reciproca empatia.

Intelligenza emotiva & Autoefficacia personale

L’intelligenza emotiva è strettamente connessa al concetto di autoefficacia postulato da Bandura “in order to succeed, people need a sense of self-efficacy, struggle together with resilience to meet the inevitable obstacles and inequities of life”.

Secondo la teoria dell’autoefficacia, l’intelligenza emotiva ci aiuta a gestire le nostre emozioni promuovendo la formazione dell’autoefficacia personale e facilitando in tal modo un più immediato adattamento al contesto lavorativo, favorendo infine una migliore performance lavorativa.

In questo articolo abbiamo parlato di come aumentare la propria efficacia emotiva attraverso l’Emotional Mapping e nei prossimi articoli parleremo di come sviluppare il potenziale emotivo al lavoro con l’Intelligenza emotiva.

Stay tuned!

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Luigi Poto

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